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Il Fanciullo
Egli è quello, dunque, che ha paura del buio,
perché al buio vede o crede di vedere;
quello che alla luce sogna o sembra di sognare, ricordando cose non vedute mai;
quello che parla alle bestie, agli alberi, ai sassi, alle nuvole, alle stelle, che popola l'ombra di fantasmi e il cielo di dei.
Egli è quello che piange e ride senza perché, di cose che sfuggono ai nostri sensi e alla nostra ragione. …
Egli è quello che nella gioia pazza pronuncia, senza pensarci, la parola grave che ci frena.
Egli rende tollerabile la felicità e la sventura, temperandole d'amaro e di dolce, e facendone delle cose ugualmente soavi al ricordo.
Egli fa umano l'amore…accarezza e consola la bambina che è nella donna.
Egli ci fa perdere il tempo quando noi andiamo per i fatti nostri, ché ora vuol vedere la cinciallegra che canta,
ora vuol cogliere il fiore che odora, ora vuol toccare la selce che riluce.
E ciarla intanto, senza chetarsi mai, e senza lui non solo non vedremmo tante cose a cui non badiamo di solito,
ma non potremmo nemmeno pensarle e ridirle, giacché lui è l'Adamo che mette il nome a tutto ciò che vede e sente.
Egli scopre nelle cose le somiglianze e relazioni più ingegnose.
Egli adatta il nome della cosa più grande alla più piccola, e viceversa.
E a ciò lo spinge … stupore … e curiosità: impiccolisce per poter vedere, ingrandisce per poter ammirare ...
E a ogni modo dà un segno, un suono, un colore, a cui riconosce sempre ciò che vide una volta …
Il poeta è colui che esprime la parola che tutti avevano sulle labbra e che nessuno avrebbe detto....
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